ANTONELLI ANGELO

Occupandoci di Angelo Antonelli, che visse tra il 1863 e il 1922, tra il furor delle bufere di una vita, di cui conobbe il rigor dell’inverno, siamo portati a ricordare di lui ciò che oltre modo gli fu caro: quell’attitudine al lavoro e la dedizione alla famiglia ed ai tre figli, che ebbe somma.

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La sua nascita, se la morte del padre, il conte Pasquale Antonelli, (che passava i suoi giorni tra il suo alto uffizio alla Regia Corte di Napoli ed il vasto latifondo in Rutigliano) non lo avesse lasciato giovanissimo, e con altri otto tra fratelli e sorelle, senza guida e protezione, avrebbe forse conosciuto la mollezza rosea di una vecchia e gloriosa tradizione di chi è ricco e signore per eredità.

Ciò Iddio non volle ed ecco che il giovane, dimentico di fasti e di retaggi, dovrà tendere verso altre mete. Povero, ardimentoso, senza livore per la sorte infida, si incamminerà tranquillo verso il suo avvenire e la sua passione fotografica di « giovin signore» diventerà la legge quotidiana della sua vita

E’ l’epoca umbertina in cui il fotografo, per la novità stessa del procedimento scientifico (dovendo perfino personalizzare la sua arte e la sua tecnica con il trattamento diretto delle lastre e delle carte al bromuro e al collodio) è un tecnico ed un artista cui il pubblico dà il titolo cattedratico di « professore ».

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Credente nella nascita di un capoluogo potente, elegge Bari a sua sede e diciassettenne, in via Sparano 25, pianta uno studio. Era l’epoca dei Furino, Bambocci e De Mattia. Egli avrà in breve il suo posto ed a lui verranno le personalità più note della Provincia e della Puglia.

A trentun’anni sposa Maddalena Giannini, di famiglia d’industriali baresi e dalle nozze benedette avrà tre figliuoli: Pasquale, Angelo e Antonio.

Quando nel 1922 Angelo Antonelli avrà reclinato il capo, in un sonno lungo e pacifico, si dirà di lui che visse onesto e caritatevole, maestro nel suo mestiere e nella sua arte, padre indimenticabile, avendo educato i figliuoli nei migliori collegi d’Italia ed alle virtù, che una tradizione secolare di signorilità e di bontà di casato, indicano.

C’è anche da dire che questa spirituale eredità fu raccolta e che il nome paterno ebbe nei tre giovani Pasquale, Angelo e Antonio continuatori degnissimi. Rileviamo infatti da un riconoscimento recentissimo come la raggiunta forza industriale della Ditta Antonelli abbia meritato ad essa un alto attestato. Infatti la famosa casa Zeiss, avendo promossa una visita ai suoi colossali stabilimenti, da parte delle più importanti ditte fotografiche europee, vi ha invitato la casa Antonelli di Bari.

Concludendo, ricordiamo che una gemma, fioritura nuovissima, (spuntando su questo ultimo ramo Antonelli), è costituita dalla armoniosa, indissolubile, amorevole fraternità che lega i tre giovani titolari.

Tratto da “Puglia d’Oro”


L’edizione originale è disponibile nel volume “Puglia d’Oro” pubblicato dalla Fondazione Carlo Valente onlus con Edizioni Giuseppe Laterza srl, come ristampa dei tre volumi curati negli anni 1935, 1937 e 1939 da Renato Angiolillo.

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